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Metatron *L'Economia della Luce* Seconda parte PDF Print E-mail
Written by alba   
Monday, 23 May 2011 07:48

Adesso, in questa seconda seduta, faremo anche il lavoro con le parole e comincio un po’ io. Vi propongo questa espressione: “Io ho... puntini”. Cercate di completare questa frase oppure concentratevi sui puntini, sul volume che indicano. Io ho.

Facciamo un altro passo.

Questo io ho esiste indipendentemente dalla condizione io vedo, io sento, nel senso che è possibile avere senza magari vedere, senza sentire.

Sbloccate il più possibile questo vostro io ho dalle altre impostazioni o condizionamenti.Adesso al posto dei puntini suggerisco di mettere questa combinazione:

Io ho la fonte dei sensi e dei significati...

... e quindi se io ho questa fonte dei sensi e dei significati, dipende da me se creare i sensi e i significati ad un livello più circoscritto, magari per spiegare una certa situazione.

Può darsi che a volte io non voglia usare questa mia condizione della fonte e allora lascio stare e magari uso i significati di qualcun altro o comunque non consumo le mie energie per formare un significato nuovo, però devo sapere che ho sempre questa possibilità di attivare questa mia fonte dei sensi e dei significati e di formare da me i sensi e i significati che possono spiegarmi quello che succede a livello della Vita esterna, perché mi è dato creare i sensi e i significati, mi è dato espandere la Vita attraverso i sensi e i significati creati da me, predisposti da me. Fa parte dei mio naturale modo di esistere.

Facciamoci questa domanda: esattamente come dobbiamo comportarci per creare questi nuovi sensi e significati quindi per spiegare le forme già esistenti della vita alla nostra maniera, conformemente alla nostra fonte della Verità?

Sostanzialmente questa nuova condizione di essere dentro la piattaforma del Tutto, nello spazio dell’insieme, dentro il corpo della Terra, vi dà già gli algoritmi necessari che però, come tutti gli algoritmi, devono essere testati, messi in pratica, bisogna imparare come funzionano.

Quindi dovete imparare da soli come estrarre dalla Vita stessa i vostri giusti sensi e significati perché anche se l’algoritmo di base è uno solo, ci sono tante modalità, tante versioni per ogni singola persona.

E come in qualsiasi lavoro, il prodotto che otterrete potrebbe avere diversi livelli di qualità.

Per esempio, voi fabbricate un certo significato, magari per spiegare una certa situazione, un certo episodio, e questo prodotto potrebbe non essere di primissima qualità, potrebbe lasciare a desiderare, però sarebbe comunque un prodotto vostro.

E quindi, se è così, potete giustamente complimentarvi con voi stessi per aver fabbricato questo prodotto.

Poi però nulla vi vieta di provare a trovare una versione migliore. Sempre parlando di un’impresa energetica, magari è uscito un certo prodotto che potrebbe anche riempirvi di orgoglio perché è stato prodotto da voi, però guardandolo bene scoprite qualche difettuccio o una forma non esattamente gradevole e quindi lo rimandate al reparto produzione e dite:

“Senti, significato mio, ti ho ammirato, ti ho ringraziato, però adesso vorrei farti un ulteriore trattamento, quindi fai un altro giro dentro al mio essere, dentro alle mie cellule energetiche specializzate e poi fatti vedere nella tua versione rinnovata”.

Quindi magari lo stesso significato che spiegava un certo episodio, vi si presenterà in una versione aggiornata con delle sfumature nuove. Ecco, questo è un lavoro che potete fare già da adesso, non c’è proprio bisogno di aspettare oltre.

Alcuni di questi significati che formerete da voi potranno essere abbastanza duraturi, saranno come delle illuminazioni forti e sulla base di queste scoperte, di questi significati, poi potranno nascere nuovi significati.

Altri invece potranno avere solo un valore passeggero: in questo particolare momento questo significato vi ha aiutato magari a rendervi conto di qualcosa, a liberarvi da un certo tipo di energie e a questo punto potete ringraziarlo, perché poi non vi sarà più utile quindi lasciatelo andare, non trattenetelo.

Viaggerete sempre di più nella vostra naturalezza e anche non appesantiti dal sapere, né dal sapere vecchio, ma nemmeno dal sapere nuovo, perché comunque se è un sapere che è stato sviluppato ieri serviva per qualcosa che succedeva ieri, quindi non è per niente detto che vi sarà ancora utile oggi.

Vale questo riferimento che scriviamo con l’espressione inglese: every day, ogni giorno. Ogni giorno tutto si rinnova, ogni giorno tutto può essere ripensato, ricalcolato, quindi non dovete sentirvi dipendenti nemmeno dal nuovo sapere, anche se vi appartiene. Anche se porta la vostra firma e magari vi sarebbe piaciuto incorniciarlo e metterlo al posto d’onore nel vostro ufficio di titolare dell’azienda, non è il caso, è

meglio avere l’atteggiamento verso ogni forma del sapere come verso una fluidità naturale della Vita che vi fa vedere qualcosa e poi quando è arrivata alla scadenza, scompare, come un qualcosa che vi accompagna fino a quando è necessario e basta.

Questo vostro nuovo rapporto con il sapere sarà anche la manifestazione della vostra autonomia e della vostra maturità e della vostra capacità di tenere in ordine le vostre cose, le varie zone della vostra impresa e poi vi aiuterà a sentire meglio, molto meglio...

Perché è il sapere attualmente esistente che vi blocca l’udito: per esempio, voi vi concentrate su una certa situazione ed ecco che salta fuori il sapere, non importa se il nuovo o il vecchio, comunque qualcosa dentro di voi si fa subito avanti e dice “Lo so, lo so, questo lo so, lo abbiamo già imparato, usami, perché questo io lo so” e questa potrebbe invece essere una specie di trappola, perché magari è una situazione diversa e ciò che vi mostra, apparentemente corrisponde al sapere che avete già, ma non è detto che sia così.

Magari le energie che ci sono dentro, le energie del Tutto, sono già diverse da quelle che avete assimilato l’altra volta, quindi non dovete mai dare niente per scontato, dovete sempre ricordare di avere il diritto di sviluppare il vostro sapere fresco, non usare le scorte del sapere esistente.

In questo modo la vostra esistenza vi apparterrà e sarà anche un modo di esistere molto maturo, altamente consapevole e che proprio vi renderà indipendenti dalle circostanze esterne, perché tutto andrà secondo la vostra volontà e la volontà dello spazio della Nuova Terra...

Cioè non secondo la volontà di una certa circostanza che è stata predisposta da qualcuno, perché non è quello che voi dovete ascoltare: voi dovete ascoltare il vostro filo della vita, seguire il vostro filo della vita, servire la vostra autonomia.

Questi significati che svilupperete e che potranno essere poco duraturi o abbastanza duraturi saranno sì i significati terrestri, però anche multidimensionali.

A questo punto propongo il riferimento che abbiamo già usato in precedenza: quello del Tempio della Vita e anche del Tempio del Sapere.

La parola Tempio sottolinea un aspetto sacro, un aspetto divino, l’aspetto immortale di tutto ciò, quindi voi venite a sapere qualcosa che va oltre la dimensione fisica, che vi unisce naturalmente con i regimi della Vita che ci sono nelle altre dimensioni.

Questo vostro sapere, questi vostri significati che estraete dal Nuovo Spazio della Terra diventano un punto di unione tra voi e gli altri regimi della Vita, diventate un rappresentante della Terra che esce anche nell’Universo, nell’Universo libero e consapevole, quindi il sapere che costruirete sarà un sapere aperto e un sapere che non vi attaccherà alla Terra e alla fisicità, ma vi permetterà di mantenervi stabili nella fisicità, però allo stesso tempo vi rilancerà anche nelle altre dimensioni, vi permetterà di sentire il vostro essere come parte anche delle altre dimensioni, perché il vostro motore di ricerca può circolare anche nelle altre dimensioni.

Quindi, nel prossimo futuro che cosa vi succederà? Vi sentirete sempre più parte di questo pianeta, di questa Terra, sentirete di più questo senso di appartenenza alla nuova maturità, all’integrità e vi sentirete sempre più fusi con le altre energie planetarie e allo stesso tempo sentirete questa Terra solo come un punto di decollo, una zona che vi rilancia, che vi fa decollare altrove, che vi aiuta a collegarvi con altri mondi, con altre forme del creato.

Questo genere di connessioni multidimensionali saranno possibili proprio grazie alla vostra onda dell’autonomia: la vostra autonomia vi potrà rilanciare in questo volo interdimensionale e i significati saranno come il carburante che vi accompagnerà naturalmente in questi vostri viaggi a tutto campo e durante i viaggi voi vi procurerete altro carburante, altri significati che a loro volta serviranno altre vostre esplorazioni dentro la materia terrestre e altrove.

Voi avete delle grandissime capacità di espressione che però in questo momento sono molto poco manifestate a livello dell’attuale materia perché vi è dato eccitare, cioè riconfigurare, trasformare, esprimere, impostare il vostro marchio originale sulle cose che circolano nella realtà esterna, ma, per il momento, questo potenziale è usato molto poco e ci vorrà un po’ di tempo per cambiare le cose in modo deciso.

Ci vorrà un po’ di tempo perché dipende da voi, come titolari delle vostre aziende, ma dipende anche dallo spazio globale, da ciò che è in grado di assimilare, da come è in grado di convertire nelle forme concrete le vostre eccitazioni, il vostro sentire primordiale, le vostre emozioni: la vostra evoluzione va di pari passo con l’evoluzione di tutto lo spazio terrestre.

Vi è dato sviluppare insieme, è una co-creazione, quindi non è proprio possibile pensare alla vostra creatività come se fosse solo quella di un essere umano separato senza ricordare che avete tutto lo spazio terrestre come un co-partecipante e un co-creatore: soltanto insieme potrete veramente creare delle forme nuove dell’esistenza, delle demo, delle demo di questo nuovo ordine delle cose.

Adesso vi offro una delle parole che abbiamo usato ieri, durante la seduta, ed è la parola morbidezza. Provate a sentirla dentro e magari vorrete condividere le vostre sensazioni, le vostre emozioni.

A me la parola morbidezza da una sensazione di scioglimento, come se mi sciogliesse.

Adesso provate a sentire l’afflusso di un’ulteriore morbidezza verso di voi, quasi come se fosse una coperta con cui avvolgervi. Cercate di prendere tutta la morbidezza di cui vi sembra di aver bisogno.

E adesso che avete assimilato della morbidezza in più vi offro un altro riferimento in inglese, another play, un altro gioco, però in inglese è molto più conduttivo.

Allora, questo another play come vi risuona dentro, che sensazioni vi suscita?

Qui arrivate a questa domanda, “un gioco diverso, ma quanto diverso, diverso come?” Provate un po’ a guardare dentro quell’apertura che si apre, dietro quella porta quando vi fate quella domanda, “quanto diverso?”

Mi vien da dire un altro modo di andare avanti, più leggero...

Grazie per questa condivisione e un’altra cosa volevo dirvi: c’è una specie di dubbio in alcuni di voi: “Ma io apparterrò ancora a me stesso o no, in questo gioco diverso?” Proviamo a focalizzarci anche su questo dubbio, a fare chiarezza, perché questo dubbio potrebbe condizionare la vostra apertura.

Che cosa si nasconde dietro questa domanda, dietro questo dubbio, “Ma io apparterrò ancora a me stesso oppure no?”. Potrebbe essere una definizione non autentica di qualcosa e se è una definizione non autentica forse è meglio lasciarla andare e tutt’al più sostituirla con qualcos’altro?

Aggiungiamo il pronome “mio” a another play, quindi il gioco diverso, si, ma mio. Il mio gioco diverso, il mio regime alternativo. A questo punto abbiamo bypassato il dubbio, se il gioco è mio, è mio.

Torniamo a questa domanda: quanto sarà diverso questo gioco, fino a che punto sarà diverso?

Da quel che abbiamo visto prima, quando abbiamo parlato delle cellule esistenziali, sicuramente avrete intuito che il gioco sarà molto ma molto diverso, e praticamente la condizione dell’umanità, dell’essere umano, verrà sostituita da un’altra condizione. Quindi una presenza terrestre, sì, ma quanto umana, umana in che percentuale?

Io penso che per un bel po’ continuerete a usare questo riferimento dell’umano e dell’umanità, però gradualmente sentirete che questa definizione non vi soddisfa più, quindi troverete qualche altra definizione che meglio riflette il vostro nuovo profilo esistenziale e non posso suggerirvi niente perché dovete decidere voi cosa proporre, come autodefinirvi.

Per il momento usiamo questo termine, la nuova umanità, la nuova condizione umana solo per sottolineare che è integra e multidimensionale, a differenza di quella di prima, però non è ancora una definizione definitiva e quindi man mano che andrete avanti in questo gioco e vi renderete conto di quanto sia veramente diverso, arriveranno anche dei termini nuovi per descrivere questo vostro viaggio, dei significati, anche per la definizione del vostro status, perché sarà un po’ come essere un abitante del cielo e della terra, due in uno.

Probabilmente ognuno di voi potrà trovare un modo tutto suo per esprimere questa condizione e magari potrà ogni tanto rinnovare questa condizione. Proprio mentre il viaggio procede e si aprono nuovi paesaggi, si fanno nuove avventure, arriva un nuovo sapere, anche la definizione di se stessi subisce dei

cambiamenti, e posso assicurarvi che i cambiamenti saranno molto, molto profondi.

Non c’è nessuno strato del vostro essere che non sarà toccato dai cambiamenti e quello che succede adesso sono soltanto i preliminari (anche se a voi sembrano già cose molto forti), se si guardano le cose dalla prospettiva delle cose che dovrebbero succedere (anche se nessuno ha in questo momento uno scenario scritto).

Con tutta la procedura della trasformazione planetaria, comunque, guardando le cose in prospettiva, posso dirvi che adesso vi trovate all’inizio, che tante cose dovranno ancora succedere, cose che vi faranno comprendere meglio chi siete, come funziona questo nuovo status e questo vostro essere residenti in cielo e in terra contemporaneamente.

Avrete delle sorprese a non finire e ricordate di ringraziare per queste sorprese perché è proprio sull’onda di questa sorpresa che spesso farete le scoperte più incredibili. Guardate il vostro senso dello stupore, la vostra capacità di meravigliarvi e noterete parecchie cose, seguite il vostro stesso stupore e cercate di indagare su che cosa potrebbe esserci sotto, perché a volte potrebbe essere uno stupore in un certo senso concentrato, non dipinto, non nitido. Allora come primo passo va bene ammettere che vi siete stupiti, però potete fare anche i passi successivi e provare a scavare sotto e chiedere allo stupore stesso: “Ma tu cos’è che esattamente vuoi raccontarmi? Parla”.            E lo stupore vi parlerà come vi parlerà ogni interlocutore a cui vi rivolgerete solo che non sapete ancora che potete rivolgervi a chiunque.

Anche alle emozioni?

Certo e tra l’altro questo è uno strumento già disponibile perché anche le emozioni adesso sono così miste, ci sono dei grumi delle emozioni ancora della vecchia condizione umana che coesistono con quelle della nuova condizione umana, che però non sono espanse quindi sono come un concentrato delle emozioni.

E questo concentrato vi dice “sviluppami, espandimi” e allora bisogna stabilire un dialogo interattivo, identificare una certa emozione, magari non sarà nemmeno così chiara e quindi potete definirla come un’emozione “AB” e poi provare a scavare cosa c’è sotto, provate proprio a sollecitarla, a solleticarla. Provate a fare come fareste con un melo per far cadere giù un po’ di mele, fate oscillare questa emozione e lei vi butterà giù delle mele. E queste mele saranno come dei grumi del sapere, dei grumi del sapere commestibili per voi, quindi non abbiate timore di rivolgervi a qualsiasi stato esistenziale, interiore o esterno, che notate e trattatelo come un interlocutore potenzialmente consapevole, un interlocutore con cui potete avere a che fare.

Non importa se prima non si poteva parlare con le emozioni o con i pensieri o con i frammenti dello spazio perché nella vecchia cultura umana queste erano cose da pazzi, ma non vi importa adesso, se voi notate queste cose, avete il diritto di rivolgervi a queste cose, avete notato una certa emozione e avete il diritto di rivolgervi a lei, di farle delle domande, di dirle girati meglio che ti voglio guardare e capire chi sei, fammi vedere il tuo lato sinistro, ripeti ancora un attimo, che io non ho capito cos’è che volevi esattamente dirmi e magari questa emozione si ripeterà, ma aggiungerà anche qualche pezzo in più.

E tutto questo dialogare trasversale sarà una manifestazione della vostra autonomia e magari a volte vi sembrerete ridicoli... e certamente ci sarà anche molto da ridere perché comunque sono cose divertenti.

Mentre vi divertirete così, uscirete dalla carcassa della vecchia dimensione umana, sentirete di aderire davvero a questo nuovo tessuto esistenziale dove ogni cosa sollecitata da voi vi risponde e quindi uscirete sempre di più dalla vostra vecchia pelle. La guarderete con tenerezza e la ringrazierete per ciò che ha fatto per voi, però voi ormai siete cresciuti, non potete più starci dentro, non potete più usare la vecchia pelle esistenziale, vi sta troppo stretta, è troppo rigida per voi.

Non c’è nessuna procedura che descriva: “ecco, l’inserimento nella nuova realtà si fa così e così, primo passo, secondo passo, terzo passo...”. Non esiste: intanto perché è sempre una procedura individuale, poi perché tutto il quadro generale viene continuamente rinnovato, ri-eccitato e il vostro stesso essere every day, ogni giorno, riconfigura tutto. Quindi praticamente queste procedure nascono in tempo reale e nascono come manifestazione della vostra autonomia individuale.

Voi fate una certa scelta, magari una scelta banalissima nella vostra quotidianità, ed ecco che questa scelta invece diventa un passo della procedura che vi porta sempre più dentro la Nuova Era. Quindi

dovete fare attenzione a tutte le vostre scelte, non ci sono scelte banali o non importanti, tutto può essere importante, qualsiasi scelta potrebbe significare una svolta enorme, quindi interessatevi ad ogni cosa che in qualche modo vi riguarda.

Non ignorate le cose, seguite sempre il vostro richiamo, ciò che per voi è naturale: se certe cose non vi interessano proprio, allora non sforzatevi per creare un interesse dove l’interesse non c’è. Se dentro la vostra attuale presenza ci sono le scelte da fare, non fatele in modo meccanico, prendete ogni scelta come un’occasione per chiarire qualcosa tra voi e lo spazio, perché lo spazio adesso è molto reattivo, molto eccitato, quindi ha un sacco di proposte da farvi.

E magari queste proposte ve le fa avere anche attraverso le scelte quotidiane più banali perché non ci sono altri contenitori disponibili, quindi vi manda questi messaggi attraverso i contenitori che ci sono.

E allora è vostra responsabilità prendere quest’involucro, questo contenitore apparentemente banale, e cercare di guardare che eccitazioni contiene e provare a leggere queste eccitazioni anche nel modo che dicevo prima, facendo delle domande frontali “ma tu esattamente cos’è che mi vuoi trasmettere?”

Qualcuno di voi adesso vuole proporre una parola, un’espressione?

Prima si parlava di simboli. Nei sogni ci sono parecchi simboli, se pareva bene elaborarli o se si può anche chiedere ai sogni di far uscire ciò che vogliono dirci.

I simboli sicuramente possono mostrare le cose, possono mostrare l’attuale stato dell’eccitabilità, possono avere delle informazioni utili. È importante però non attribuire ai simboli dei significati troppo rigidi, non andare a guardare nella tabellina dei simboli, ecco questo simbolo vuol dire questo e quello, perché in questo modo rimanete nella trappola della vecchia realtà.

Ma invece si potrebbe provare ad attribuire ai simboli i vostri significati, perché no? Se tu ricordi certi simboli che hai visto nei sogni, o anche solo una parte, prova a trovare possibili significati, quelli che sono fatti secondo il tuo metro, quelli che sono naturali per te, qualcosa che ti nascerà quasi senza sforzo.

Quindi non deve essere uno scervellarsi mentale “ma quale sarà, ma perché proprio questo?” no, tu vedi certe sagome attraverso cui la vita si esprime o vuole mostrarsi e tu spontaneamente attribuisci loro un significato usando la tua autonomia naturale di attribuire dei significati alle cose e poi chiedi alla vita di darti qualche conferma, cioè chiedi se alla vita è piaciuta questa tua interpretazione. Quindi mentre fai questo passo, chiedi alla vita di fare un altro passo e di commentare il tuo commento, e ciò potrebbe avvenire di nuovo nei sogni, con un’ulteriore chiarezza che nasce nei sogni. Oppure potrebbe anche avvenire non nei sogni, ma comunque sempre tramite qualcosa su cui la vita vuole attirare la tua attenzione: potrebbe anche darsi che tu apra una pagina internet o un libro o senta qualcuno dire qualcosa e guarda caso corrisponde proprio a una risposta che stavi cercando.

Bisogna cercare le risposte non necessariamente nella zona dove avete fatto la domanda: le risposte possono venire da qualsiasi posto, bisogna sempre essere aperti verso tutto quanto lo spazio.

I simboli comunque in un certo senso sono diventati quasi atrofizzati perché a causa di come sono nati nella vecchia realtà umana, la loro vitalità è ormai quasi esaurita, la loro portata, il loro respiro, è giunto agli sgoccioli.

I simboli in un certo senso vogliono lamentarsi, vogliono mostrare questa loro condizione di essere impoveriti, devitalizzati e magari chiedono anche un aiuto: “c’è qualcuno che vorrà prendersi cura di noi? C’è qualcuno che vorrà prenderci con sé e potenziarci e farci vivere una seconda vita?” E magari ci sono delle persone particolarmente sensibili a questo respiro dei simboli quasi in fin di vita che dicono: “Va bene, vi prendo dentro il mio motore di ricerca perché per me è naturale comunicare attraverso i simboli, solo che dovete scusarmi se adesso vi ri-codifico tutti, vi attribuisco dei significati diversi, perché se volete una nuova esistenza con me ok, ve la do, però dimenticate per piacere il vostro passato, non insistete su ciò che facevate prima”.

Quindi prova a sentire se anche tu hai questo tipo di attrazione naturale verso i simboli, (in particolare mi sembra che ci siano i simboli che riguardano il tempo che in qualche modo vogliono attirare la tua attenzione) e prova a valutare se è il caso che tu ti prenda cura di loro.

Magari puoi fare prima qualche test e poi vedere. In tutti i casi non deve essere un impegno forzato o contro la tua natura: se decidi di prenderti cura di qualcosa o di qualcuno, che sia una persona una pianta o un simbolo, deve essere una cosa del tutto naturale per te, solo così ci potrà essere uno scambio reciproco.

Quando hai parlato di morbidezza a me è venuto in mente il calore, e anche il colore, quasi una sorta di passaggio dal bianco e nero al colore.

Questa morbidezza non era una morbidezza qualsiasi, era la morbidezza del tuo Io, era una morbidezza già tarata sulla tua lunghezza d’onda, quindi tu hai percepito questo ulteriore impatto della forza della Vita dentro di te, del movimento della forza della Vita dentro di te.

E a questo punto facciamo un altro passo: tu adesso a questa tua morbidezza potresti associare un certo colore, ti va di descriverla con un certo colore?

Il bianco

Bene, perché era proprio la forma Superiore della morbidezza, quella da cui si possono creare le forme della morbidezza già più specializzate, più concrete, che serviranno i compiti produttivi più concreti della tua azienda, quindi è un ottimo materiale, un super materiale. Mi fa molto piacere che tu l’abbia sentito così.

Adesso propongo io una parola, un pronome, Tuo.

Tuo rivolto ad un’altra persona, una persona diversa da voi, potete pensare anche ad una persona concreta, non importa se presente o meno in questa stanza, comunque pensate a questa persona usando il pronome “tuo” e vorrei che trasmetteste a quest’altra persona questo messaggio: Ti è dato succedere. Un’altra frase: Ti andrà tutto bene.

“Percepisco proprio che ti andrà tutto bene, tutto ti riuscirà bene, io ti benedico con me stesso, con me stessa, le tue condizioni non sono le mie condizioni, però mi è dato ri-codificare così le tue condizioni da farle avvicinare alle mie, per leggerle sulla mia lunghezza d’onda e per entrare in sintonia con te.”

“Ti è dato sapere, ti è dato condurre il tuo sapere, quello che la Vita offrirà a te, però se vuoi, io posso essere un co-autore di questo tuo sapere, se vuoi, se me lo permetti, io posso contribuire con la mia vitalità alla formazione del tuo sapere, perché saprò come farlo, sono sicuro di sapere come farlo”.

Mi piacciono molto le vostre emozioni in questo momento, sono emozioni molto autentiche, molto cristalline.

Questo Tu è nello stesso tempo una persona concreta alla quale vi riferite, però diventa anche un TU che indica un’altra persona, un’altra presenza, una condizione esistenziale diversa dalla vostra. In questo momento voi state funzionando come una forza unificatrice, vi è dato fare questo perché è qualcosa che è codificato dentro di voi, quindi proprio il vostro modo di essere voi stessi vi permetterà anche di fare quest’unificazione.

Adesso abbiamo letto tutto l’algoritmo, però in pratica sarà molto più facile, basterà salutare un’altra persona sull’onda del Tutto, con il linguaggio del Tutto ed entrerete naturalmente dentro il suo “venire a sapere” come un co-autore, ovviamente se questa persona lo vorrà, perché il libero arbitrio c’è sempre, però per voi sarà naturale proporre questo tipo di sostegno.

Adesso vorrei che percepiste da questo Tu un’onda di gratitudine verso di voi, da quella persona con la quale avete dialogato adesso arriva un onda di gratitudine, una risposta che in forma generale più o meno si legge così: “Ti ringrazio molto per occuparti della mia autonomia, per aiutarmi a esprimere ciò che io stesso non sono in grado di esprimere”. Ovviamente per ognuno di voi questa forma di ringraziamento può assumere delle espressioni diverse, però il senso era questo: “Ti ringrazio per occuparti della mia autonomia, per aiutarmi a potenziare e a ricalcolare la mia autonomia”.

Vedete quanto spazio c’è per creare in libertà, per creare per voi, per creare per gli altri, per condividere, per sentire le onde di comunicazione tra voi e diverse presenze sia umane che non umane... e, ripeto di

nuovo, questo è soltanto l’inizio, la Nuova Realtà sta entrando in vigore soltanto adesso.

Adesso vi propongo una parola che ieri ho proposto per ben tre volte, perché è una parola molto importante. È la parola kiss, in inglese, e contiene un sacco di cose: prima di tutto la sensualità della Luce e l’Amore nella sua forma più pura, come oscillazione della Luce, come emozione della Luce, però contiene anche l’Amore fisico, ma questo kiss non può essere limitato soltanto ad uno scambio di amore tra due persone fisiche, è qualcosa di più, è un amore fisico tra voi e la materia. Provate a sentire il potenziale di questo riferimento.

Adesso vi chiederei di concentrarvi sulla zona dell’ombelico, e sull’eccitabilità che sentite naturalmente essere in questa zona e mentre mantenete questa concentrazione voglio solo aggiungere questa parola: posso, adesso posso, adesso mi è permesso, adesso ciò che prima mi era proibito, non mi è più proibito.

E mi riferisco all’interazione tra voi e la Materia, tra voi come densità della persona fisica e la densità dello spazio esterno: adesso, con le mie armoniche, con la mia fisicità, con le mie emozioni più profonde, posso eccitare lo spazio esterno, posso attirarlo, posso sedurlo, perché voglio usare questa mia nuova funzione, questo mio nuovo potere, per creare la mia nuova realtà e quindi devo per forza trovare un modo diverso di interagire con la materia e devo passare attraverso questo regime degli agganci, delle eccitazioni mie e delle eccitazioni della materia.

In questo momento potreste avere delle eccitazioni piuttosto insolite dentro il corpo e un po’ anche fuori che si protraggono verso la materia, ed è la vostra eccitabilità naturale che sta cercando di aprirsi le porte, “provo questo, provo quello, se provo a passare di là, se provo a uscire di qua”.

È del tutto naturale, stiamo aprendo un pochino la porta che poi verrà aperta sempre di più, e magari ad un certo momento sarà addirittura spalancata, però in questo momento l’abbiamo aperta solo un pochino perché l’aggancio tra le vostre eccitazioni e le eccitazioni della materia esterna è una cosa delicata.

In questo momento è il vostro spirito che gestisce la procedura e quindi lo spirito sa come regolarsi, io non ho nemmeno bisogno di intromettermi per correggere qualcosa, per dosare qualcosa, siete autosufficienti in questa vostra esplorazione dei vostri orizzonti.

Il corpo è un pochino in agitazione, perché non è abituato a reggere questa onda della terrestricità, quindi in un certo senso adesso sta cercando di assestarsi meglio, di regolarsi meglio, ci sono dei movimenti di auto-assestamento dentro il corpo perché abbiamo messo in circolazione delle eccitazioni piuttosto potenti e tutto questo fa parte del vostro IO che si apre e si scatena, che conosce anche dei suoi lati finora nascosti e tutto questo è arricchimento puro. Se per caso questo corpo che un po’ si agita vi dà fastidio, cercate di calmarlo, rivolgetegli un messaggio tranquillizzante, spiegategli che va tutto bene.

Adesso cambiamo completamente inquadratura. Userò una parola trabocchetto, ed è la parola soffrire, e vorrei sapere che cosa vi fa sentire, quali sono i vostri riscontri, per piacere tirate fuori tutto.

La sofferenza per me è una cosa più emozionale che fisica.

Ma che cosa esattamente ti fa soffrire a livello emozionale? Prova a spiegarlo meglio a te stesso e anche agli altri.

La sensazione che le cose non vadano come vorrei che andassero.

Stavo per dire: le cose non entrano nel tuo ordine naturale delle cose, entrano in contatto sì, abbastanza da essere notate, però non riescono a sistemarsi dove tu vuoi che si sistemino, dove ti aspetti che si sistemino. C’è in te anche come una specie di emozione residua, non è un’emozione ben definita, è una specie di cosa quasi vuota che però può agganciarsi alle altre emozioni e magari appesantirle, a volte può anche arricchirle, diciamo che è una specie di emozione jolly che vive dentro di te. Però spesso questo jolly si manifesta più in senso negativo che in senso positivo, quindi potenzia questo senso che le cose non vanno nel modo giusto o che non si trovano al loro posto giusto, ma di per sé questo jolly, questa emozione non definita, potrebbe essere una bellissima cosa, se la saprai usare per i fini della tua crescita. Quindi io ti consiglio di parlare con questo jolly da uomo a uomo            e di invitarlo a riconfigurarsi, a servire il tuo inserimento nel nuovo, a servire le tue nuove scelte esistenziali, chiedigli di non crearti degli ostacoli, di non distrarti, di non crearti un’ulteriore emozione del pensiero dove magari non c’è nessun bisogno di crearla, occupati di questa emozione residua non particolarmente definita perché potrebbe

essere un potenziamento se riuscirai a metterla al tuo servizio.

Adesso che l’abbiamo localizzata, puoi rivolgerti a lei come ti pare, perché anche lì c’è la famosa leggerezza, disinvoltura quindi non è che devi andare nella tabellina e dire “ecco noi l’abbiamo definita così quindi io riporto, segno per segno, come l’abbiamo definita altrimenti non risponde”.

Sii più fiducioso della tua forza, della tua capacità di coinvolgere le cose, di stanarle se necessario, quindi puoi anche dirgli “Tu, ciò che abbiamo localizzato durante le esplorazioni, vieni qui che dobbiamo parlare”. Tra l’altro una forma scherzosa premia sempre perché crea la morbidezza, un’ulteriore comprensione, ed è sempre un’ottima tecnica da usare.

E poi comunque anche tutti questi dialoghi sono un misto del serio e del divertente, perché l’aspetto del divertimento deve esserci sempre, niente deve essere preso troppo sul serio, perché altrimenti diventerà arido, pesante, non più attraente, e allora a cosa serve?

Dovete creare con la gioia, con il divertimento, ammirare il vostro creato, ammirare magari anche questo vostro modo di procedere un po’ pasticciato, per esempio vi rivolgete ad una cosa e chissà cosa succede e poi ridete insieme, “ma guarda come mi è venuto!” però anche questo è da apprezzare, anche questo fa parte della vostra autenticità e della Vita che vi si mostra così com’è, quindi l’aspetto del divertimento è molto importante. Non fatevelo sfuggire, non nascondetelo sotto gli altri aspetti apparentemente più importanti, perché magari a volte è proprio l’aspetto del divertimento che vi farà sentire delle cose molto importanti.

Per me la sofferenza è sia fisica e poi la collego anch’io all’incapacità di trovare una giusta collocazione, ad una frammentazione che faccio difficoltà a riunificare, quindi ad una forma compiuta.

Se io adesso ti dico che tu possiedi una sofferenza evoluta, oppure che la tua sofferenza è evoluta, qual’ è la tua reazione a questa frase, che cosa vorresti fare se ti dico questo?

Che la sofferenza voluta non è...

No, evoluta

Probabilmente da utilizzare, da scandagliare.

Ma lo dici solo perché ho usato la parola evoluta, e quindi pensi che se è evoluta vuol dire che va già bene o per qualche altro motivo?

No, perché è quello che sto già facendo.

Allora, faccio un commento più approfondito. In effetti tu usi la sofferenza come una fonte, fa parte del tuo motore. La scelta è stata tua, sì, voluta da te, però è una sofferenza di tipo consapevole, quindi ti porta delle scoperte, non è mai vuota. Spesso c’è la sofferenza che non produce nemmeno un grammo di utile o di valore aggiunto, invece la tua sofferenza in qualche modo ti porta sempre dei premi, dei valori aggiunti, degli elementi del sapere, però c’è comunque qualche stonatura in questa impostazione e adesso proviamo a grattare un po’.

Dentro lo spazio della Fede/Fiducia c’è questo riferimento, questa convinzione nascosta, che soffrire fa diventare migliori. Questo è un algoritmo molto antico e quasi tutte le persone in qualche modo ne sono portatrici. In particolare c’è in te, si sente abbastanza e in un certo senso fa parte del tuo attuale “senso di sé”, del tuo atteggiamento verso te stesso, però dipende comunque da te se vorrai disabilitarlo oppure no. Se ti senti abbastanza maturo puoi anche liberartene, puoi aggiornare il tuo regime di Fede/Fiducia e lasciar andare questo riferimento.

Ti dirò che non è facile, perché questo algoritmo è un algoritmo subdolo, perché più o meno dice così: “Se tu ti liberi di me, di me come sofferenza, sei poi sicuro che potrai migliorare? Magari non migliorerai per niente”.

E questo tipo di dubbio potrebbe essere scoraggiante e allora la persona dice: “Mah, aspetto, non rinnovo niente, mi tengo ancora questo riferimento della sofferenza che fa capire delle cose, quindi in qualche modo mi fa evolvere, quindi bene o male mi ci appoggio sopra, poi vedremo”. Sei arrivato alla situazione in cui puoi fare la scelta, non la devi fare necessariamente subito e magari nemmeno domani, però in

questo momento il tuo spazio della Fede/Fiducia ti permette questo rinnovamento: potresti liberarti di questo riferimento della sofferenza evoluta ed evolvere lo stesso, migliorare lo stesso, anche se in questo momento non sai come.

Io ti posso dire che non è affatto indispensabile coinvolgere la sofferenza, però soltanto tu puoi prendere la decisione. A sua volta questa decisione comporterà una forte ristrutturazione del tuo essere, perché è un parametro così antico, in un certo senso presente dappertutto, non vorrei paragonarlo ad un virus, perché non è un virus, ha una sua utilità, però non è facile sradicarlo, quindi anche se tu cambiassi la configurazione della tua fede/fiducia magari ci saranno ancora dei residui di questo comportamento sia nel tuo fisico che nelle altre parti di te.

Il mio consiglio è di prenderti tutto il tempo necessario per decidere, non c’è urgenza. La cosa è venuta fuori adesso, ma non è urgente, non devi occupartene subito. Pensaci, senti questa cosa, senti che cosa ti viene naturale come reazione, come risposta, poi casomai ne parleremo insieme alla prossima occasione. Sappi però che adesso c’è questa possibilità.

Quando hai chiesto di riflettere sul significato della sofferenza, di primo acchito mi è venuto da dire no, non la voglio ascoltare, non mi piace questa cosa, non mi piace la sofferenza. Poi ho pensato che cos’è per me la sofferenza, e soprattutto in passato ha avuto molto a che fare con il remare controcorrente, una sorta di lotta, quando fai proprio fatica a lasciarti andare alla Vita, alle cose e anche molto a una difficoltà a lasciar andare il vecchio regime delle paure, quello che mi viene un po’ dalla famiglia da cui provengo.

Questa sofferenza di cui parli fa anche parte della tua attuale stabilità esistenziale e della tua auto leggibilità ed è, allo stesso tempo, naturale e non naturale, però il tuo modo di percepire te stessa usa questo strumento della sofferenza.

Tu in questo momento non la vorresti lasciar andare del tutto, te la tieni ancora, anche se cerchi di minimizzare gli effetti, di ottimizzare la gestione di questo strumento a livello di superficie, però dentro te la tieni. Non è come nel caso precedente, nel tuo caso è diverso, sono come i pezzi della carne della tua stabilità esistenziale, quindi se tu in questo momento decidessi, o per magia chiedessi a qualcuno, di toglierti assolutamente tutto ciò che ha a che fare con la sofferenza, il tuo attuale disegno della stabilità esistenziale potrebbe rimanere traumatizzato, perché potrebbe perdere dei pezzi, dei pezzi che in questo momento sono sotto corrente, funzionano, ricevono e trasmettono, sono in funzione appunto.

Per te il mio suggerimento è questo, non cercare di by-passare tutta la sofferenza in un colpo, come se non esistesse per te, però cerca di ottimizzare il più possibile le situazioni concrete in cui affronti la sofferenza, in particolare in certe situazioni tu puoi chiedere: “Ma io ho davvero bisogno di soffrire per questa cosa?” e probabilmente ti risponderesti di no. Ecco questo potrebbe essere un inizio.

Quindi in qualche modo così riuscirei pian piano a lasciarla andare?

Sì, diciamo che intanto la farai salire con te, la farai ascendere insieme a te, poi dopo, tra qualche gradino, interagirete e vi capirete meglio e deciderete se salutarvi definitivamente o no, o magari questa sofferenza potrebbe trasformarsi in qualcos’altro.

Questa è un’altra domanda interessante: nella nuova Materia ogni cosa può trasformarsi, quindi perché non la sofferenza? Per il momento tienila ancora con te, però con un atteggiamento più maturo, più fiducioso e soprattutto con questa chiave: “Io non voglio sofferenza superflua, per questa cosa perché devo soffrire? No, non soffro, non è il caso”.

A me è venuto l’inquinamento legato alla sofferenza.

Sicuramente può essere una descrizione molto giusta di quello che senti, o anche una specie di ostacolo, un qualcosa che ti impedisce di percepire ciò che veramente la Vita ti vuole trasmettere, una deviazione anche. Tu vuoi andare per una tua strada e invece arriva la sofferenza e insiste per farti spostare a destra; tu magari non sei per niente interessata ad andare a destra, però la sofferenza insiste, insiste, ti spinge, ti tira. Ecco, di nuovo, con questo genere di sofferenza è meglio cercare magari di parlare a tu per tu: “Ma tu perché insisti, cosa vuoi da me? Piuttosto perché non vuoi accodarti a me mentre io vado avanti dove volevo andare? Però promettimi di stare buona, di accodarti a me, non metterti in primo piano, seguimi dove vado poi magari qualche sequenza dopo potremo dialogare”. Anche questa può essere una proposta molto creativa.

Ricordatevi che nello spazio della Nuova Terra ogni cosa può essere animata, consapevole, capace di dialogare, capace di ascoltare, capace di spiegarvi qualcosa, quindi potete rivolgervi praticamente ad ogni cosa, anche a ciò che registrate solo voi.

Per esempio Alessandro che adesso ha registrato questo suo jolly, questa sua emozione non particolarmente definita, può dialogare con lei. Altri che non hanno questo interlocutore non possono dialogare con lui, o magari qualcuno potrebbe anche, però a cosa gli servirebbe, tanto non fa parte della sua architettura?

E voi magari avete dentro altri interlocutori che sono strettamente personalizzati e sono in qualche modo tutti parte della vostra forza originaria e sono i modi attraverso cui la vostra forza originaria si mostra a voi, si apre a voi.

E però è un po’ un gioco, ti fa vedere un lato e dice: “Seguimi, poi magari ti farò vedere qualcos’altro” perché è un gioco di passione, di coinvolgimento quindi tutto ciò che sentite dentro di voi di insolito, di particolare, cercate di sollecitare questa cosa, di stanarla, di farla parlare e a questo punto comunque entrerete in dialogo con la vostra forza primordiale.

Questo genere di interlocutori, diciamo in parte immaginari in parte no, sono delle interfacce verso la vostra forza primordiale e quest’interazione vi potenzia sempre e comunque, più interagite con essa, più crescete, vi espandete e diventate i rappresentanti in carne ed ossa di questa forza primordiale. Quindi non proibitevi niente, non ditevi: “Non si fa così, com’è possibile che io faccia una cosa così, chi ha detto che si può dialogare con un’emozione che non so nemmeno come descrivere?”

Si può benissimo e, comunque, con tutte queste scoperte creative, voi create dei mini-brevetti.

La Nuova Terra vi registra come i creatori di questi brevetti, che a volte possono essere dei mini-brevetti, a volte possono essere brevetti abbastanza seri. Inventate qualcosa di sana pianta e questo vostro essere creatori viene riconosciuto.

La Nuova Terra lo viene a sapere e vi tratta di conseguenza, quindi più vi espanderete in questa vostra creatività empirica e non condizionata e più avrete la possibilità di creare, e più creerete, più sentirete la forza della Vita e la simbiosi che c’è tra la vostra forza e la forza della Vita esterna. Alla fine è sempre la stessa forza, solo che può essere interiore oppure esterna.

Per concludere il discorso sulle sofferenze vi ricordo ancora questo riferimento in inglese: another play, un altro gioco, quanto diverso sarà questo gioco? Tanto, ma esattamente quanto? Non lo sappiamo e quindi anche la sofferenza va indirizzata lì, cosa diventerà la sofferenza dentro questo another play? E chi lo sa, dipende da voi, dalla Nuova Terra, dai sensi e dai significati che creerete, ma io concluderei con questo riferimento another play perché in un certo senso è il riferimento dei riferimenti. È come un portale, una porta di ingresso dove ogni cosa dovrà entrare per poi uscirne modificata, oppure non entrerà nemmeno, si fermerà davanti alla porta e dirà: “No questo non fa per me, ciao ti lascio”.

Ma voi andate comunque dentro questo regime dell’another play perché è lì che vi porta la vostra onda della felicità, il vostro senso di voi stessi, la vostra voglia di conoscere voi stessi.

Quindi voi non potete che andare di là e là dentro tutte le cose saranno diverse, magari solo per qualche sfumatura, ma sarà comunque come essere su un altro pianeta che ha certe cose familiari e certe invece diverse.

E magari le cose familiari poi invece non vi sembreranno poi tanto familiari e quindi è un’avventura bellissima che è appena all’inizio e quindi auguro a tutti noi, ovviamente me stesso compreso, un viaggio felice, appassionante, pieno di scoperte, di amore e di condivisone.

Le modalità di risposta delle emozioni o delle altre cose a cui vorremmo chiedere saranno le stesse che usa la Vita quando ci fa capire delle cose, attraverso un messaggio o qualcos’altro?

Le risposte possono arrivare da ogni dove, quindi può darsi che nel momento in cui ti metti a dialogare con una certa emozione, ti arrivi una risposta diretta dall’emozione stessa, come un pensiero che all’improvviso si fa vivo dentro questa emozione e ti arriva in modo così forte che non puoi ignorarlo: “Ah bene, è arrivata la risposta!”.

Potrebbe anche essere una parola sola, ma ben chiara.

Può anche essere però che arrivino delle risposte indirette, da dentro lo spazio della Vita, dai terzi, quindi le risposte bisogna anche saperle andare a cercare, però anche questo fa parte di questo bellissimo gioco della risistemazione di ogni cosa.

Abbiamo fatto un bellissimo lavoro, mi ha fatto molto piacere sperimentare con voi queste nuove tecniche, sia come laboratorio della parola che anche tutto il resto, ho un’impressione molto positiva di questo nostro lavoro di oggi e adesso, come vuole la tradizione, abbracciamoci con le nostre onde, con le nostre emozioni e stiamo un attimo in silenzio e poi ci salutiamo.

Grazie, e buon rinnovamento!

 

http://it.irinushka.eu/?p=1487

 

 

Last Updated on Tuesday, 24 May 2011 12:49
 
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