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Nadia Sponzilli *Aspettare il Nuovo* PDF Print E-mail
Written by alba   
Wednesday, 26 January 2011 11:26

Aspettare il nuovo... nulla a che vedere con l’attesa, una staticità, un rimanere a contemplare se stessi , come si è ,come si è stati ,attendendo che qualcosa si manifesti e muti in modo più o meno dirompente il nostro stare al mondo.

Possiamo trasformare questo verbo statico  riempiendolo ed emozionandolo di un moto impetuoso e gioioso, un aspettare che diventi lavoro progressivo, azione, esplorazione.


Come si fa ad emozionare un verbo? Una parola pronunciata infinite volte, si può pronunciarla ora  infinite volte con la gioia di chi batte un materasso al sole ed esclama -perbacco quanta polvere.-

 

Un tempo da bambina osservando un lampadario, un vecchio modello fatto di tante gocce di cristallo che riflettevano tutto intorno la luce- eccelso- mi son trovata a mormorare -eccelso,eccelso- tante e tante volte e mentre questa parola risuonava in me e fuori di me così tante e tante volte andava perdendo il suo ordinario significato, la polvere volava via e quell’eccelso diventava per la me inconsapevole d’allora una sorta di glorificazione dell’emozione che quell’ordinario lampadario produceva nel mio animo.

Non sono stata mai più la stessa, in fondo non si è mai più gli stessi, ci sono azioni e moti personali a volte minuti e ordinari che ci modificano per sempre.

 

Posso emozionare me emozionando un lampadario? Posso riconoscere di saperlo fare? Posso sentire la materia che si emoziona e mi emozione a sua volta?

 

Allora no, continuai a fare ciò che facevo credo tra le risate di alcune mie amiche sbigottite, oggi sì, il Nuovo passa per la materia per la nostra capacità di riconoscerla ed di instaurare con lei un processo di reciproca emozione-eccitazione, una sorta di diapason emotivo che amplia in me e in lei le possibilità di interazione ed evoluzione.

 

Il nuovo non è una novità come il vero non è una verità.

 

Siamo circondati da novità, le novità ci incalzano sussurrandoci frasi seducenti che poi a ben guardare sono sempre le stesse sia che ci vogliano vendere un automobile o proporre una tecnica d’illuminazione e così le verità si sprecano si susseguono a ritmo forsennato mutuate da antichissime tradizioni o da fantastiche scoperte scientifiche.

 

Tutto questo mio rinnegare, rimarcare cos’è blasfemia? Un invito a buttare tutto alle ortiche a rimanere nudi ed indolenti in cambio di un futuro incerto e fosco?

 

Penso invece ora ad un invito, liberiamo i maestri e le maestrie dai nostri attaccamenti appiccicosi! Lasciamoli liberi, apriamo il nostro retino che ha imprigionato farfalle meravigliose e noi riconoscenti per i colori di cui erano ammantate stiamo, stiamo e ammiriamo ciò che siamo ora, grazie a loro, ma sopratutto grazie a noi, alle nostre mille vite consumate, donate, sacrificate e guardiamoci ora nudi e soli,tutti singolarmente e coralmente insieme.

 

Questo nostro essere nudi nella luce già ci riconosce una presenza definitiva, un inizio meritato per il solo coraggio di voler uscire dall’ombra e mostrare a tutti le nostre perfette imperfezioni, i nostri meravigliosi difetti, le nostre sorprendenti voci che urlano io no so, ancora non so,  sono libero e sollevato da questo finalmente non dover sapere.

 

Emozioniamoci, sentiamo fino in fondo le nostre emozioni che ci parlano di noi e ci dicono nel silenzio cosa smuove e trasporta l’animo umano.

 

Le emozioni sentirle come il motore, il nostro motore interiore che smuove smussa, schiaccia, apre, varca,commuove, ama,crea.

Emozioniamoci emozionando il mondo, rotoliamoci a terra , saltiamo corriamo, diciamo tutto ciò che sentiamo premere in noi ,riconosciamo finalmente quel vero che c’è nel profondo, oro puro nella melma, diamante nella polvere. E poi facciamo altro ancora, che ancora non sappiamo nominare, per il quale non abbiamo ancora parole adeguate  suoni comprensibili e gesti consoni, e portiamo tutto questo alle cose e agli esseri che ci circondano, emozioniamo gli oggetti, le piante e gli animali  e attendiamo la loro risposta emotiva come un eco vitale .

Riconosciamoci in questa ricerca, vediamoci finalmente e ammettiamo urlandolo al cielo- lo so fare ho imparato a farlo e a dirlo- ed anche il cielo risponderà, chiederà nel suo eterno stare di imparare l’umano linguaggio delle emozioni.

 

Possiamo immaginarlo come se fosse il nostro sogno più bello e visionario?

Possiamo sentire di essere in un zona franca, una terra di mezzo, tra il vecchio ed il nuovo?

 

E noi nudi come novelli Adamo ed Eva, lì proprio lì in quello spazio voluto, cercato, creato  incontriamo il Divino.

 

In questa pagina bianca dove tutto ciò che stato sta nelle pagine prima e tutto ciò che sarà è ancora da scrivere iniziamo a danzare. Danzando impariamo a danzare ed il Divino che non chiede altro che di danzare con noi impara a ed insegna insieme e noi impariamo ad insegnare ed a imparare e tra un passo e l’altro si volta la pagina e si arriva trasportati dalla danza delle emozioni nella terra nuova.

 

La Nuova Terra aspetta danzatori appassionati, liberi, impavidi e timorosi, veri e nuovi insomma.

 

Che sia l’inizio?

 

Nadia Sponzilli

http://www.giardinodeicolori.it

Last Updated on Saturday, 29 January 2011 18:25
 
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